7 febbraio: Che cos’è l’intersezionalità? Una breve genealogia

Abbiamo pensato di ricostruire una specie di genealogia di questa parola per capirne e coglierne le sfumature, per vedere se erano “fumose” anche le sue radici. Ci siamo interrogati sul contesto dove è stata formulata questa categoria e sotto quali spinte.  Proviamo a tracciare un quadro in poche righe.

intersectionality

Per prima cosa c’è da precisare che la parola così come l’abbiamo scritta appare nei testi solo all’inizio degli anni 80. Le sue radici invece vengono ben prima, questo appunto per sottolineare che non è una categoria nata dalla speculazione (o per lo meno non solo!) teorica quanto piuttosto un nome dato ad esperienze e problemi REALI ben precedenti.
La sua radice più profonda si può riscontrare nel cortocircuito tra differenza e differenze.  Ovvero nel momento storico in cui soggettività (le donne, il movimento anti razzista per i diritti civili afroamericano) hanno rivendicato la differenza come momento ed elemento di mobilitazione ed identificazione. Un momento storico in cui gruppi e movimenti hanno rivendicato e sottolineato la differenza (di genere, di colore ecc) come motore politico.
Possiamo vedere tre esempi di cortocircuito tra differenza e differenze.
Il primo esempio è quello del movimento femminista  statunitense degli  anni 70. Questo movimento aveva si contribuito ad aprire nuove possibilità e abbattere vecchi divieti ma avevano anche costruito una nuova categoria e immagine di donna, un nuovo bagaglio di femminilità o donnità che escludeva o meglio “normava” l’identità di lesbiche, donne afroamericane e donne dei paesi del terzo mondo.
Altro esempio è quello del passaggio/scontro dal movimento gay lesbico al movimento queer(di cui proveremo a parlare nel prossimo incontro).  Questo passaggio ha riproposto la questione di come una minoranza ha costruito un specifico rapporto tra le identità che erano al suo centro e quello che ha posto ai suoi margini o rese invisibili (in questo caso i soggetti trans e intersex).
Il terzo esempio è  dato dall’importante apporto dei movimenti di liberazione anti-colonialista, anti-imperialista che hanno investito tanti  paesi del “3° mondo” a partire dal secondo dopoguerra.  Questi movimenti hanno rotto e ri articolato il rapporto centro-margine, rivendicando dignità libertà e autonomia.

Un altro aspetto che ci teniamo a sottolineare nella genealogia, è il tema della pluralità.
Potremo vedere attraverso l’evoluzione e trasformazione del movimento femminista statunitense che da femminismo di donne bianche, eterosessuali e di classe media si è trasformato in un Universo di movimenti.  Parlare di movimenti, di pluralità dei femminismi non significa avere la shopping list dei femminismi,  o ancora un multiculturalismo del femminsmo in cui tutti e tutte stiamo sullo stesso piano. Quanto piuttosto  parlare di pluralità, in questo caso dei femminismi, significa accettare la conflittualità come dato costante nell’articolazione delle relazioni tra movimenti diversi. La solidarietà, da qui la critica alla sorellanza, non significa omogeneità.

Sono questi gli scenari in cui emerge l’intersezionalità.

Il termine fa la sua comparsa nei lavori di una femminista afroamericana, una giurista. Kimberle Crenshaw.
Guardiamo all’approccio (intersezionale?) delle donne afroamericane, chicane, o dei paesi colonizzati. Le premesse fondamentali delle loro critiche giocavano su un binario doppio: la critica al femminismo bianco per il suo etnocentrismo e universalismo indifferente però al razzismo; e la critica ai movimenti anti razzisti per il sessismo implicito, per la scarsa o nulla attenzione alla  posizione delle donne all’interno di questi processi. La critica al femminismo bianco contestava di centrare le analisi sulla priorità( di nuovo gerarchie di valore!) della differenza di genere in cui il sessismo veniva letto come fattore isolato, disgiunto da altre linee di discriminazione.  Ma come, abbiamo detto prima, non siamo un’addizione di etichette, quanto piuttosto le nostre condizioni di vita, le discriminazioni che subiamo sono determinate da fattori contestuali e interconnessi.
Questo è proprio il tentativo di mettere a tema la questione della posizione dei soggetti all’interno di insiemi di potere come una posizione definita e ridefinita da molteplici assi di differenziazione e discriminazione.
Per fare un esempio pratico di una questione che suscitava conflitto possiamo vedere l’esempio della questione dell’aborto. Il movimento femminista si batteva per questo tema senza però tenere in conto e problematizzare l’esistenza di campagne statali di sterilizzazione forzata delle  donne afroamericane.

Importante è stata l’esperienza del collettivo femminista afroamericano Combahee River Collective,  fondato nel 1974, che esplicitamente a messo a critica il mancato incontro e la mancata riflessione attorno al tema delle molteplici e simultanee discriminazioni che intersecano le vite delle persone.
Parlavamo all’inizio di intersezione come differente dall’addizione, possiamo vedere come ciò sia più chiaro attraverso queste tre citazioni:

 “Io non sono una donna nera più un’altra cosa”. Angela Harris

“La mia esperienza non può essere ridotta ad un problema di addizione sessismo più razzismo uguale esperienza donna afroamericana”. Debora King

“Razzismo più sessismo più eterosessismo uguale donna afroamericana lesbica”. Audrey Lorde

Non basta la consapevolezza dell’esistenza di diverse linee di discriminazione, serve anche un metodo e un attitudine che guardino a come esse si intreccino.

ll manifesto del Combahee River Collective riassume una serie di questioni fondamentali:

– la simultaneità  delle oppressioni e il rifiuto di creare una gerarchia tra  le varie forme di oppressione. ‘E impossibile per una persona che subisce multiple e contemporanee forme di discriminazione, scinderle.

– l’ importanza  di una conoscenza situata e delle forme di lotta politica identitaria che tengano conto dell’intreccio delle varie forme di oppressione.

– la critica ai  movimenti indentitari universalistici, ovvero quelli che, individuando una sola categoria o un solo asse di differenziazione come “privilegiato” e totalizzante, marginalizzano a loro volta.

Abbiamo precedentemente scritto che il termine viene coniato da Kimberle Crenshaw. Dentro quale scenario lo conia?

Lo scenario in cui si pone, da giurista,  è quello delle politiche di Equal Opportunies di fine anni 70 inizio 80.  Il problema che questa studiosa mette a fuoco è che, in ambito giuridico, vi è una separatezza della legislazione sulle quote in merito ai soggetti che rientrano in “più categorie discriminanti”. Il sistema di quote per genere o per appartenenza etnica-razziale  faceva si che per un verso fossero invisibilizzate le donne delle minoranze, le quali dovevano decidere se essere considerate donne o minoranza,  e  allo stesso  tempo venivano così riprodotte le condizioni di legittimità dei rapporti sociali che questa legge avrebbe dovuto contribuire a sciogliere.

Per questo Crenshaw  teorizza, su piano giuridico,  la molteplicità e simultaneità dei sistemi di oppressioni ma anche di ESPERIENZA SOGGETTIVA  percepita DEI SOGGETTI, ad esempio  l’esperienza della violenza subita dalle donne nere si differenzia da quella subita dalle bianche. Non si tratta di sommare  le discriminazioni, quanto piuttosto pensare che la violenza sulle donne nere stia nell’intersezione tra sessismo e razzismo.

Tre questioni ci sono sembrati le più utili per continuare il nostro percorso e sono:

1) Molteplicità o Pluralità delle differenze

2) Simultaneità, importanza del fattore temporale.

3) Necessità di guardare al contesto, alla posizione in un dato momento e in un dato luogo del soggetto e delle discriminazioni subite.

Per concludere, ci teniamo a sottolineare come in Italia, molti presupposti  di questo dibattito manchino.

–  l’accostamento di genere e razza  è mancato nella storia del nostro femminismo.

– Razza e razzismo in Italia si costruiscono in modo diverso dagli Stati Uniti.   In Italia, prima razza e razzismo si danno come elaborazione che collega  una differenza esterna mobilitata in fase coloniale con una differenza interna (nord sud) che è stata elaborata durante il risorgimento. Parlare in Italia, di razzismo non significa solo tenere conto di  una esperienza coloniale, troppo spesso rimossa, ma anche delle  forme di razzismo interno.

In molti luoghi di dibattito pubblico, si tende a contrapporre i diritti delle minoranze. Ad esempio, si dice che l’impatto e i temi del movimento per i diritti delle donne sia venuto meno data la nuova importanza e il crescere dei movimenti per i diritti dei gay e delle lesbiche.  Queste contrapposizione sono, per noi, proprio il punto di partenza per provare a capire veramente che cosa significa in italia sperimentare pratiche intersezionali.
O ancora: l’ingarbuglio tra sessismo e razzismo. Come vengono descritte le migranti? Come invece prendono parola?

Cercheremo di tenere ben presenti queste problematiche nei prossimi incontri. Ci sembra che per costruire una società più inclusiva e tollerante serva una cura e  una capacità di guardare sotto le banali etichette che diamo alle cose per niente semplici.

intersezionalità

Per chi volesse capirne di più, rimandiamo qui ad una breve bibliografia http://www.intersectionality.org/index.php?id=112

Ci rivediamo giovedì prossimo 14 febbraio per il secondo incontro: Intersezione tra genere e orientamento sessuale: che cosa è queer?

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